giovedì 22 febbraio 2018

Appunti musicali: Rhye, U.S. Girls, Joan as Policewoman













Tra le nuove uscite di inizio anno, delusione per MGMT e Franz Ferdinand, mentre ho avuto belle sensazioni da tre album che mi stanno facendo compagnia e risollevano l'umore in queste giornate pallide di lavoro e pioggerella.

Rhye è un un progetto del musicista canadese Michael Milosh che aveva esordito qualche anno fa con Woman. Ora torna con Blood e con la sua voce vellutata che ricorda incredibilmente quella di Sade. Atmosfere soft che, traccia dopo traccia, ti avvolgono come una coperta calda.

La classe di Joan Wasser, ex compagna di Jeff Buckley, in arte Joan as Policewoman non si discute. “Posso dire che la musica ha salvato la mia vita, perché le sono devota. Non è qualcosa che si può scegliere, è semplicemente così”. Damned Devotion il titolo del nuovo lavoro.

L'ho scoperta da pochissimo dal blog di Andrea: U.S. Girls, è il progetto musicale di Meg Remy, americana- canadese, classe 1985. L'undici maggio suona a Bologna al Locomotiv Club.
A poem unlimited
L’album nasce da cupe riflessioni sulle atmosfere che precedono e seguono gli atti di violenza. Molte delle canzoni riguardano le donne alle prese con il potere: raccontano come guadagnarlo e come esercitarlo spiritualmente, ma anche le strategie disperate per mitigare la sua imposizione. Inoltre, Remy si ribella alle bugie dei leader politici e religiosi, e si domanda quali siano le menzogne che raccontiamo a noi stessi per sopravvivere.

venerdì 16 febbraio 2018

Dark, Stranger Things e miei anni '80

Il recente successo di Stranger Things e Dark (se n'è parlato qui e qui) mi ha ispirato una rivisitazione personale di quel periodo; una specie di blob soprattutto in chiave musicale.

Un decennio inaugurato col botto da capolavori come Remain in Light, Sandinista, Seventeen Seconds e Closer, l'emblema del post punk.


Le ultime rivoluzioni
New wave, post punk, electro, rap: le ultime vere rivoluzioni musicali sono arrivate a compimento o sono avvenute in questo decennio.

Selezione di concerti
Talking Heads, Bauhaus, Devo, Siouxsie and the Banshees, A Certain Ratio, The Tubes, Simple Minds, Adam and the Ants,Tuxedomoon, Killing Joke, Eurythmics, The Selecter, Talk Talk, Style Council, Miles Davis.

The The 
Genio (poco riconosciuto) di quegli anni. Un polistrumentista capace di appropriarsi dei generi e miscelarli in una formula originale ed inimitabile. Lo metto sullo stesso livello di Peter Gabriel, David Byrne e David Sylvian.

D.O.C. (1987-88)
Grazie ad Arbore, due anni in cui si è potuta sentire dell'ottima musica dal vivo in RAI. David Sylvian si esibì con quattro brani.

Andrea Pazienza e i fumetti
Cosa resterà degli anni '80 diceva la canzone. Per me sicuramente sono rimasti indelebili, i fumetti e l'inventiva di Paz che proprio quest'anno avrebbe compiuto sessant'anni. E poi ancora: Akira (il 18 aprile tornerà al cinema), Ken Parker, Dylan Dog, Le femmine incantate di Magnus.

Le discoteche alternative
Dove si poteva incontrare un'umanità eterogenea che rifuggiva i locali fighetti e la disco music. Lo Small a Pieve di Cento, Aleph a Gabicce Mare, Vidia a Cesena, Slego a Rimini.

Il video più anni '80 di tutti gli anni '80
Sotto la patina colorata, un testo straziante sulla dipendenza dalle droghe. Un vero flagello in Italia per questa decade.

Probabilmente ci siamo spinti troppo in là
Mi hai rubato tempo e denaro
Ora temo che tu mi abbia abbandonato
in un mondo che ha troppe pretese





La moda
Dopo aver esaltato la musica, stendiamo un velo pietoso sulla moda e in particolare sulla mia giacca con le spalline imbottite.

Le radio
Un po' alla volta non sono state più libere nel senso originale del termine, ma sempre più commerciali.

Il servizio di leva
Una vera merda! Fare obiezione era estremamente complicato. Gli ultimi a fare il militare sono stati i nati nel 1985, ma per chi è nato negli anni '60, ha rappresentato un incubo a cui molti tentavano di sottrarsi. Dopo tre mesi riuscii a scappare, ma per colpa sua persi il concerto dei Clash a Firenze.

Ultravox
Ero un loro fan quando ancora non li conosceva quasi nessuno (i primi tre dischi sono meravigliosi). Dopo l'addio di John Foxx, nel corso degli anni '80 sono stati poca roba. Manierismo vs sostanza.

Claudio Cecchetto e la musica in tv
Negli anni '80 ha imperversato lanciando una schiera di artisti da far accapponare la pelle. Sarà anche considerato un talent scout, ma non gli verrà mai perdonato di aver inciso nel 1981 Gioca Jouer e aver fatto cantare gente che per decenni ha ammorbato l'etere.

mercoledì 14 febbraio 2018

Hard Sun (ci meritiamo l'estinzione)

Serie in 6 episodi targata BBC. Per gli amanti del genere da non perdere. L'ho vista tutta d'un fiato nella settimana di Sanremo.

Alla Terra sono rimasti pochi anni di vita: cosa può succedere a chi si ritrova tra le mani un'informazione del genere? Diffondere la notizia col rischio che il panico e l'anarchia prendano il sopravvento o tenere tutto insabbiato ad ogni costo? Non è uno spoiler; questa è l'iniziale base di partenza sulla quale si sviluppa tutta la serie ambientata a Londra e che vede due agenti coinvolti in un'indagine su di un hacker che porterà ad una scoperta terrificante. Una fuga della notizia farà entrare in ballo i servizi segreti di sua maestà (MI-5) e allo stesso tempo produrrà un'ondata di reazioni folli ed imprevedibili tra la popolazione. Niente di particolarmente originale, ma è la maniera in cui viene condotta la storia che coinvolge, grazie ad un sottile equilibrio tra diversi generi: dramma familiare, crime e pre-apocalittico. 

Così l'autore, Neil Cross:
"L'idea è nata dall'ascolto di Five Years di David Bowie (che immagina siano rimasti solo cinque anni alla fine del mondo) quindi ho una specie di piano quinquennale su dove dovrebbe andare la serie. In questo spettacolo, non ci sarà nulla dopo l’apocalisse, a meno che non ci venga offerta una sesta stagione.” 
Se il tutto si basa su una vecchia canzone di Bowie, non puoi sbagliare.

Che dire, se penso a quello che è accaduto sul nostro pianeta dal 2001 in poi, in fondo ce la meritiamo l'estinzione.
In un post di qualche anno fa ho anche raccontato come sopravvivere alla fine del mondo, per cui mi sento già pronto. Almeno di una cosa sarei certo: smetterei subito di lavorare, invece di aspettare di diventare un vecchio rincoglionito.






venerdì 9 febbraio 2018

Sanremo e altre piccole (grandi) insofferenze
















Il Festival di Sanremo
Lo giuro, non è snobismo: non ce la faccio proprio e oltretutto non me ne frega una beata mazza di classifiche, commenti, ospiti marchettari e alla fine anche delle canzoni. L'ultima volta devo averlo visto (comunque a spezzoni) nel 1996, l'anno de La terra dei cachi. Oggi il senso è tutto in questo tweet:
Se una signora è andata in coma 50 anni fa, si sveglia ora e vede Sanremo con Baglioni, Pippo Baudo, La Vanoni e i Pooh pensa di aver dormito solo un paio di mesi.

La polo col colletto alzato
Tornerà l'estate.
Amici ometti: già la polo è triste... col colletto alzato sappiate che scatta l'effetto pavone o peggio ancora, pataca (alla romagnola con una c) che pensa di essere di figo.

I bambini che corrono, sbraitano e fanno danni nei luoghi pubblici 
La scorsa estate un pargolo di 6/7 anni che aveva l'abitudine di dare dello stupido al padre (sentito con le mie orecchie), ha scavato una buca praticamente sotto al nostro lettino nella più totale indifferenza. Vista la drammatica inerzia di certi genitori, serve una nuova figura professionale: l'esorcista da supermercato, da ristorante e da spiaggia.

Quelli che parlano al cinema
Non quelli che ridono o piangono.

Quelli che non mettono la freccia
... e quelli che in autostrada lampeggiano come pazzi arrivando da dietro (nonostante tu stia facendo i 135 km/h). Le ipotesi sono due: forse state impedendo loro di decollare; oppure, più banalmente, vogliono segnalare che loro ce l’hanno molto lungo.

mercoledì 7 febbraio 2018

Altered Carbon


Siamo nell'anno 2384 e una tecnologia di origine aliena permette di salvare l’identità di ogni persona in un disco di memoria, trasferibile da un corpo all'altro (custodie). Ciò rende possibile agli esseri umani che se lo possono permettere di sopravvivere alla morte fisica.

Non ho letto Bay City (Altered Carbon) il primo romanzo della trilogia di fantascienza cyberpunk di Richard Morgan. Visti lo scenario e le premesse, le aspettative per questa nuova serie targata Netflix erano notevoli; purtroppo devo dire che, puntata dopo puntata, la delusione è aumentata. Al netto dell'affascinante aspetto grafico-visivo (le citazioni di Blade Runner non mancano) si dipana una sceneggiatura modesta con personaggi a una dimensione; in poche parole manca un po' di sostanza, nonostante le implicazioni etiche e sociali di un tale soggetto. Non si contano le scazzottate: ci sono più cartoni nei 50 minuti di un solo episodio che in Più forte ragazzi. Per i miei gusti troppi muscoli e testosterone. Joel Kinnaman nei panni dello Schwarzenegger del nuovo millennio fa anche la sua parte, ma quando servirebbe un minimo di approfondimento psicologico, si rinuncia o ci si perde. E ancora, da fan di Tarantino non ho niente contro il pulp, però non si può far durare la scena di una tortura mezza puntata! Chiudo dicendo che quando una storia insiste, spingendo su questo versante oppure anche su inseguimenti e sparatorie in serie, io spesso mi annoio. Altered Carbon non è comunque da buttare: si guarda in scioltezza nei momenti buchi surfando superficialmente tra i cult del genere (il razzismo genetico e la divisione in classi sociali di Gattaca, qualcosa di Matrix e Minority Report), tutto questo però senza catturare come avevo sperato. 


mercoledì 31 gennaio 2018

Chiamami col tuo nome, Lady Bird e dei film sull'adolescenza

A partire da I 400 colpi, tutti i film che parlano di adolescenza e delle scelte cruciali che si compiono in quest'età, esercitano su di me un fascino irresistibile. Sarà che quando è stato il mio turno, dai 15 ai 20 anni, ho vissuto una ribellione talmente radicale e spiazzante per i miei genitori e per le persone che mi conoscevano, da segnare un solco indelebile che mi ha accompagnato fino alla giovinezza per poi proseguire all'età adulta. L'ho raccontato a più riprese, soprattutto nei primi anni del blog. Lady Bird, esordio di Greta Gerwig alla regia, rientra in questa tipologia di film, quelli cioè in grado di catturare la complessità di un periodo irripetibile in maniera intelligente e da diverse angolature: il conflitto con i genitori, le aspirazioni, l'importanza delle amicizie, la voglia di libertà, la scoperta del sesso. In tutto questo Saoirse Ronan, nonostante l'età non proprio più adolescenziale, è perfetta nel rappresentare tutte le sfumature: dall'ironica alla più drammatica.








Non mi unisco al coro di soli elogi, pur ritenendo il film di Guadagnino un'opera ben riuscita.

Poetico ed elegante, con una ricostruzione storica impeccabile che restituisce tutto il fascino dei primi anni '80.

L'estate italiana protagonista voluttuosa di un romanzo di formazione che ogni adolescente potrebbe aver vissuto, al di là dell'estrazione sociale e dell'orientamento sessuale.

L'inquietudine amorosa e il fascino del desiderio raccontati con grazia.

Altri aspetti positivi: le interpretazioni e la colonna sonora. Bellissima Mistery of Love di Sufjan Steven

Il monologo del padre (molto esaltato) l'ho trovato inizialmente commovente, ma da un certo punto in avanti talmente nobile ed elevato da risultare inverosimile.

Premetto che non ricerco l'azione nel cinema. Forse è solo un'impressione soggettiva, ma l'evolversi della trama ha un andamento costantemente prevedibile. Ti portano là, esattamente dove immagini ti vogliano portare fin dalla prima inquadratura. Per questo, momenti di noia hanno rischiato di prendere il sopravvento. Per ora nessuno, da quello che ho letto in giro, l'ha sottolineato o forse l'ha voluto ammettere.




Filmografia Coming of age: i migliori 10 visti negli ultimi 10 anni
  • Juno - Jason Reitman (2007)
  • L'amore che resta - Gus Van Sant (2011)
  • This is England - Shane Meadows (2011)
  • Broken - Una vita spezzata - Rufus Norris (2012)
  • Moonrise Kingdom - Wes Anderson (2012)
  • Noi siamo infinito  - Stephen Chbosky (2012)
  • Boyhood - Richard Linklater (2014)
  • Divines - Houda Benyamina (2016)
  • Sing Street - John Carney (2016)
  • Tutto quello che vuoi - Francesco Bruni (2017)

giovedì 25 gennaio 2018

Un orso matto che ti vuole bene

Tra il serio e il faceto, la metà femminile della teiera sostiene che se io vivessi da solo diventerei un vero orso, col passare del tempo sempre più isolato, asociale e destinato alla pazzia. Resterei in disparte, perso con le mie passioni: i blog, le letture, il cinema, la musica, gli scacchi; niente facebook (quello poi da sempre). Orso matto, mi chiama affettuosamente. 
Non me la sento di darle completamente torto, perché un po' è vero: oltre ad essere cresciuto con l'immaginario dell'ultimo sopravvissuto sulla Terra, non sopporto le convenzioni e in certi periodi dell'anno tendo a fare mio il concetto di Bukowski qui sotto rappresentato. A mia parziale giustificazione, una professione che mi vincola a stretti rapporti con le persone dove la pazienza viene sollecitata a livelli considerevoli. Per ora ciò non mi impedisce di guardare ancora dritto in faccia agli esseri umani, provare a trovare una corrispondenza e perché no, sorridere. Due cose però non devono essermi sottratte: lo spazio da dedicare alle passioni di cui sopra e il tempo da trascorrere con le persone che hanno la dote di far uscire il meglio da me stesso. Una su tutte.


venerdì 19 gennaio 2018

Influenza all'italiana e poi un libro, un film e un disco

Non sono superstizioso, se però il 2018 dovesse mantenere questo indirizzo per me potremmo anche chiuderlo qui, o perlomeno saltare i primi mesi evitando così lo starnazzìo della campagna elettorale.

Dopo il ritorno devastante la mattina di capodanno, sotto una bufera di neve che mi ha costretto a montare le catene riducendomi le mani come un minatore del primo '900, potrei parlare della vaccinazione antinfluenzale. Sono reduce da una settimana di febbre ed emicrania e vengo a sapere (fonte I.S.S.) che la trivalente distribuita in Italia non copriva il ceppo B Yamagata e che solo la tetravalente sarebbe stata efficace.
Va bene, cose a cui si può sopravvivere, soprattutto quando si recupera il tempo per leggere un libro che era in attesa da mesi, di vedere un bel film che pare abbia anche messo tutti d'accordo e riscaldare le ossa dai postumi della febbre con Glen Hansard . 














Era "pulita": niente piercing, né tatuaggi, né scarificazioni.
I ragazzi di oggi erano tutti così. E come dargli torto, pensava Alex, avendo visto tre generazioni di tatuaggi flaccidi afflosciarsi come tappezzeria mangiucchiata dalle tarme su bicipiti svuotati e culi cadenti? 
Una decina di personaggi incrociano le loro esistenze su diversi piani temporali ed in età differenti. Dal passato (siamo alla fine degli anni '70 in piena furia punk) verso un futuro prossimo asettico e uniformato. La musica e i suoi mutamenti nella società a fare da filo conduttore. Letto con anni di ritardo ma ne valeva la pena.


giovedì 11 gennaio 2018

L'eredità di Faber

La musica e le parole di De André mi accompagnano fin dall'adolescenza e l'unica cosa che mi infastidisce, a 19 anni dalla sua scomparsa, è quella piega sottile verso la santificazione o peggio ancora la banalizzazione del suo universo poetico e intellettuale. Bene allora i concerti tributo e la nuova fiction di Rai uno, ma la parte più intima resterà sempre e solo dentro di noi; nei ricordi legati a un viaggio con Non all'amore, non al denaro, né al cielo a fare da colonna sonora oppure nel furore giovanile alimentato da Storia di un impiegatoE ancora oggi nel desiderio di prendersi un'ora per mettersi lì a riascoltare Creuza de mä e Anime Salve, emozionandosi per l'ennesima volta.

La rivista A ripropone un'intervista interessante rilasciata all'epoca dell'uscita dell'album Le Nuvole, dove Faber spiega anche le radici del suo anarchismo. 
Due brevi estratti:

Già dalle tue prime canzoni ti sei occupato di problemi sociali. Perché?
Mi interessava raccontare storie di gente comune per capire di più il mondo in cui vivevo. Era una specie di autoanalisi. Poi ho trovato coinvolte in questo altre persone, prima quattro, poi quaranta, poi quattromila...

Io credo che in qualche maniera la canzone possa influire sulla coscienza sociale, almeno a livello epidermico. Credo che in qualche misura le canzoni possano orientare le persone a pensare in un determinato modo e a comportarsi di conseguenza. A me è successo con Brassens, non vedo perché agli altri non possa succedere.

A me è successo con Fabrizio De André.

giovedì 4 gennaio 2018

Juana Molina - Halo

Colpi di fulmine con la musica: succede sempre più di rado, ma succede ancora. In viaggio per la montagna, ascoltavo l'idealista su radio 3 (ottimo programma) e mi sono imbattuto in questa musicista di Buenos Aires molto apprezzata anche da David Byrne.
Il suo nome è Juana Molina e nella sua musica confluiscono un mix di generi: pop, folk e tropicalismo, sorretti da un tappeto di elettronica minimale. Bizzarro il suo percorso artistico, che l'ha vista esordire e riscuotere successo negli anni '90 come attrice comica alla tv argentina, per poi trasferirsi a Los Angeles e dedicarsi alla musica fra lo scetticismo generale. Dopo il ritorno in patria e la pubblicazione dei primi lavori si è capito qual era il suo vero talento. Halo è il suo ultimo album: un lavoro d'avanguardia, ma non di quella inaccessibile o estrema alla Bjork (artista a cui spesso viene impropriamente associata). Nel suo mondo la forma canzone non viene frantumata: il ritmo è essenziale e parecchi brani sono sostenuti da linee di basso pulsanti, su cui si innestano loop, sintetizzatori e chitarre. Juana Molina canta in lingua madre con una voce leggera e impalpabile e mi è apparsa subito come una musicista completamente libera da vincoli di genere.
Halo è un album fuori dagli schemi; spiritualmente indipendente e in grado di trasportarti in un'altra dimensione come è nel caso di In the Lassa, brano ipnotico e palpitante che ben rappresenta l'anima di questo disco che sto ascoltando in loop dall'inizio dell'anno.



mercoledì 27 dicembre 2017

2017 up & down - cinema


Come si può notare dai salti di gioia, anche quest'anno è andata.
Passato Natale, possiamo tornare ad occuparci di cose più divertenti, tipo il cinema.
Nella sidebar trovate tutti i film visti sulla teiera con relativi voti.
Qui sotto una sintesi; mentre per i post completi il tag è film 2017.

I 5 MIGLIORI

La La Land - Damien Chazelle (uscita 26 gennaio)
Quest'anno non c'è gara. Damien Chazelle è un fuoriclasse: è giovanissimo e chissà cosa ci regalerà in futuro. Per chi ancora non l'avesse visto, approcciatevi senza troppi filtri; non per sospendere il giudizio, ma per goderne a pieno. Lasciatevi emozionare e trasportare come i due protagonisti, quando volano senza gravità nella scena dell'osservatorio. 

Blade Runner 2049 - Denis Villeneuve (uscita 5 ottobre)
Per dirla in breve: l'unico vero problema di Blade Runner 2049 è che quando uscì l'originale di Ridley Scott si era di fronte ad un'opera che non assomigliava a niente di visto in precedenza. Ciò non toglie che il regista canadese sia riuscito ad ottenere il massimo possibile da una sfida ad alto rischio, salvaguardando la propria autorialità e mantenendo al tempo stesso un solido collegamento all'universo visivo e narrativo di uno dei cult che ha fatto la storia del cinema, non solo di fantascienza.

Wind River - Taylor Sheridan (28 novembre Torino Film Festival)
Partendo da un soggetto classico e apparentemente sfruttato come il mito della frontiera selvaggia, si costruiscono ancora ottimi film come questo: basta saper utilizzare al meglio gli ingredienti giusti: sceneggiatura solida, lo sfondo maestoso della natura e una colonna sonora ispirata, garantita dalla coppia Warren Ellis/Nick Cave.

Arrival - Denis Villeneuve (uscita 19 gennaio)
Villeneuve riesce a schivare tutte le trappole insite nel genere invasione aliena e ad inventarsi qualcosa di originale. Due ore che fanno pensare ed emozionare, dove la comunicazione tra specie diverse e la percezione del tempo sono i temi affascinanti proposti.

Dunkirk - Cristopher Nolan (uscita 31 agosto)
La terra, il mare e il cielo protagonisti: alleati e allo stesso tempo carnefici nella lotta per la sopravvivenza. Nolan ha tracciato una nuova linea per i film di guerra.

MIGLIOR FILM ITALIANO

Tutto quello che vuoi - Francesco Bruni (uscita 11 maggio)
Il valore della memoria storica; la forza della parola e il suo potere evocativo: che sia scritta, orale o sotto forma di poesia incisa sui muri di una stanza come si racconta nel terzo film di Francesco Bruni con un commovente Giuliano Montaldo.

DELUSIONI

Madre - Darren Aronofsky (uscita 28 settembre)
Sul fatto che Aronofsky sia un autore con la a maiuscola non ci sono dubbi, come pure sulla certezza che quando si lascia trasportare da farneticazioni filosofiche e da un linguaggio eccessivamente metaforico riesce ad essere fastidioso se non insopportabile (vedi anche L'albero della vita). Per me la sua opera migliore resta Requiem for a Dream.

Song to Song - Terrence Malick (uscita 10 maggio)
Dopo 15 minuti la noia e la tristezza sono calate inesorabili sul mio volto. Un'impresa notevole visto il cast a disposizione e la location di Austin. Esiste un limite oltre il quale le ellissi, i salti spaziali, la destrutturazione del racconto e il diluvio di quesiti esistenziali diventano controproducenti.

DOWN

Famiglia all'improvviso - Istruzioni non incluse (uscita 20 aprile)
Il cinema francese gode di ottima salute, ma anche i cugini producono la loro dose di schifezze. In questo caso si continua a sfruttare l'effetto simpatia di Omar Sy (Quasi amici) fotocopiando un film messicano, peraltro peggiorandolo nettamente.