giovedì 5 aprile 2018

The Terror, la geografia, il fascino dei luoghi incontaminati

Da sempre bistrattata a scuola e insegnata malamente, la geografia mi ha sempre appassionato fin da bambino, come pure  tutti viaggi d'esplorazione nei luoghi estremi della Terra. Il deserto e anche l'Islanda (prima che andasse di moda) sono state alcune delle mete che non dimenticherò mai. Non sempre si possono raggiungere ambienti remoti, allora anche i nostri appennini mantengono intatto il loro fascino. Restare isolati in mezzo alla natura incontaminata è una delle emozioni più intense che si possano provare.

Non è un caso che tra le tante serie d'inizio anno mi abbia colpito The Terror, dal 26 marzo su Amazon prime. La storia è il resoconto immaginato del viaggio di due navi rompighiaccio della flotta britannica (Erebus e Terror appunto) che nel 1845 partirono alla ricerca del famoso Passaggio a Nord-Ovest attraverso l'Oceano Artico. Non fecero mai ritorno e il destino di tutto l'equipaggio è ancora avvolto nel mistero. Le squadre di ricerca trovarono resti di scheletri, intervistarono testimoni inuit e cercarono di ricostruire gli eventi. Bloccati dai ghiacci per due inverni consecutivi, i sopravvissuti decisero di camminare per centinaia di chilometri fino al più vicino avamposto senza mai raggiungerlo. I relitti delle navi sono stati ritrovati solamente due anni fa. L'ambiente e una natura ostile, rappresentati in modo efficace, fungono come da personaggio principale attorno al quale ruotano le vicende umane di ufficiali e marinai in balia degli eventi e al cospetto di una sfida quasi impossibile. Nonostante gli spazi immensi, spesso ripresi dall'alto, (in realtà ricostruiti perfettamente in uno studio a Budapest) un senso claustrofobico di intrappolamento prende gradualmente il sopravvento. La follia serpeggia. Dopo i primi episodi ne sono sono stato catturato anch'io. Da ciò che ho letto sul romanzo da cui è tratto, speriamo non degeneri in un horror puro.

La luna a mezzanotte. Islanda, un po' di anni fa...

giovedì 22 marzo 2018

Album vissuti: Hail to the Thief - Radiohead, 2003

All'inizio del 2003 c'era grande attesa per l'uscita di questo disco. Dopo le sperimentazioni di Kid A e Amnesiac circolava la notizia (oltre a svariati mp3 in rete) che i Radiohead fossero tornati alle atmosfere di OK Computer. Dopo aver resistito ad ogni tentazione, il giorno dell'uscita comprai l'album a scatola chiusa; cose che ormai non succedono più.
Non intendo fare la millesima recensione: dico semplicemente che questo disco è un capolavoro e che i Radiohead quindici anni fa ci hanno regalato qualcosa che non appartiene all'industria discografica e neanche in senso stretto alla musica. Appartiene alla bellezza, come tutte quelle cose a cui abbiamo dato il nome di arte. (Luca Valtorta)
Dopo un'ascolto ininterrotto di parecchie settimane, comprammo subito i biglietti per il concerto al Castello di Ferrara del 12 luglio 2003, l'anno del caldo pazzesco. I concerti sono strani: a volte hai grandi aspettative e poi, per qualche motivo, capita che resti deluso. Ricordo ancora lo sconforto quando nel '90 David Bowie, dopo poche canzoni, ebbe un calo di voce fino a restare quasi del tutto afono. Era l'ultima volta in cui cantava tutto il vecchio repertorio; un'incredibile occasione sfumata proprio mentre iniziava il divertimento. Quella sera invece la realtà superò ogni aspettativa: due ore di pura magia abbinata ad un livello tecnico ed esecutivo stratosferico. Brividi fin dall'inizio (con l'introduzione delle percussioni tribali di There There) al gran finale, con i bis di Sit Down Stand Up e Karma Police cantata in coro. Ne uscimmo spossati (il caldo era veramente terribile), ma entusiasti e carichi di emozioni che continuarono a riaffiorare anche nei giorni successivi.

venerdì 16 marzo 2018

David Byrne

Un'anteprima strepitosa dello spettacolo che ci aspetta dal vivo al Ravenna Festival, quando tredici musicisti suoneranno e si muoveranno liberi tra il pubblico all'interno di un grande spazio luminoso. American Utopia non sarà l'album dei miei sogni (3/4 brani sono comunque notevoli) ma quest'uomo a 66 anni dà ancora la paga a un sacco di artisti.

We're only tourists in this life
Only tourists but the view is nice

martedì 13 marzo 2018

Album vissuti: R.E.M. - Out of Time


Nel marzo del 1991: usciva Out of time. Un anno e un disco speciali.

Dopo i primi terribili due mesi con la Guerra del Golfo e il mio ricovero in ospedale per seri problemi di salute, l'anno non si annunciava tra i più promettenti. L'attesa per la nascita di mio figlio, prevista in agosto, era l'unico pensiero positivo, anche se aleggiava una certo pessimismo per un mondo in guerra e per le mie condizioni poco rassicuranti. Dopo la Tempesta nel Deserto, il 28 febbraio la guerra si concluse e nelle settimane successive al ricovero, il mio corpo cominciò a reagire positivamente ad una cura da cavallo. In primavera il nostro stato d'animo era più sereno e la gioia per l'imminente evento sempre più palpabile. L'estate poi fu caldissima e passammo giugno e luglio al mare in totale relax. Lei stava benissimo: ho ancora il flash del suo pancione che esce dall'acqua mentre si fa cullare dalla corrente appena due giorni prima di partorire. La colonna sonora di quei momenti fu questo disco dei R.E.M. Ancora oggi se lo ascolto mi prende un filo di nostalgia, ma di quella positiva per un periodo indimenticabile: la guarigione, l'estate, il mare, la nascita di nostro figlio. Ovviamente non posso non citare Shiny Happy People, brano sintonizzato sulle nostre frequenze interiori che Michael Stipe cantò con la partecipazione di Kate Pierson dei B-52's. Nel video qui sotto la versione con i Muppets, la passione di mio figlio da piccolo. Certo pensando all'Italia incarognita di oggi, tutto può venire in mente tranne "Shiny happy people holding hands". Qualcuno ha scritto che il futuro non è più quello di una volta, tuttavia malgrado analisi e previsioni ci funestino quotidianamente, può riservare cose impreviste e non per forza sempre negative. Mantenere un minimo di positività e al tempo stesso abituarsi ad un una vita più sobria (non da intendere senza alcol), può essere la maniera per vivere meglio questo presente.

domenica 11 marzo 2018

Guidare piangendo e sorridendo

Pensieri opposti si accavallano e si rincorrono mentre guido sotto un cielo che promette pioggia o sole; ancora non si capisce. Come il mio stato d'animo sospeso, che non sa quale lato della medaglia guardare: il sorriso incontenibile per la laurea e il nuovo lavoro di mio figlio o la desolazione per l'alzheimer di mia madre che nei primi mesi dell'anno è avanzato inesorabile. Poi arriva una canzone e smetto di pensare; l'emozione e una lacrima prendono il sopravvento.
Amo questo disco e la voce di questa donna.

Come spesso capita, nulla è mai a caso.
Holly Miranda - Mutual Horse. Il disco è dedicato alla madre Gina, che è morta quasi un mese prima del sua uscita. "Questo non vuol dire che sia una dolorosa esperienza d'ascolto", ha raccontato Miranda a Billboard. "Direi che è una delle cose più gioiose e divertenti che abbia mai fatto, ma ci sono alcune tracce che sarà difficile per me cantare dal vivo."  

sabato 10 marzo 2018

L.P. Cover art: Devo - Q: Are we not men? 1978

Prodotto da Brian Eno, usciva quarant'anni fa questa pietra miliare della new wave. La copertina riflette il tipico stile demenziale del gruppo che all'epoca si presentò con una cover memorabile di Satisfaction.
Teorizzarono la de-evolution, cioè il processo che avrebbe portato gli americani a regredire allo stadio di vegetali, rappresentati da loro stessi in scena sotto forma di patate giganti o altri travestimenti, simbolo di regressione e idiozia. In copertina è infatti disegnato un volto con il ghigno ebete dell'americano medio. Col senno di poi, forse non si erano sbagliati di molto.

Io e miei amici fummo folgorati dai Devo: ci pareva di aver messo un piede nel futuro e impazzimmo alla notizia che avrebbero suonato a Bologna; è stato uno dei miei primi concerti in assoluto.
Sotto, il video dell'esibizione al Saturday Night Live del 1978.


mercoledì 28 febbraio 2018

Serie e cinema: la fantascienza che convince e quella che delude

Quando da bambino andavo da solo al cinema sotto casa dove lavorava mio zio, ho cominciato a viaggiare con film come Il Pianeta delle scimmie e Occhi Bianchi sul pianeta Terra, appassionandomi alla visione di scenari futuri, viaggi nel tempo e apocalissi assortite. Da sempre perciò sono un amante della fantascienza che, dopo un periodo di stasi, sta vivendo una stagione di rinascita grazie anche alle serie che ultimamente stanno sviluppando storie a cui il cinema, per svariati motivi, ha rinunciato.

Non tutte le serie però riescono col buco. Anzi, di buchi a volte ne spuntano parecchi. Ho già scritto della parziale delusione di Altered Carbon, e delle aspettative tradite di Philip K. Dick’s Electric Dreams, che ho addirittura abbandonato circa a metà stagione.
Un regista partito col botto, ma che purtroppo stiamo perdendo per strada è Duncan Jones. Un ottimo esordio con Moon, seguito da un'altra buona pellicola come Source Code per poi naufragare con il pessimo Warcraft - L'inizio. Confidavo nella sua nuova opera, dedicata al padre David Bowie, intitolata Mute, da qualche giorno disponibile su Netflix. Siamo a Berlino nel 2049 molto (troppo) simile alla Los Angeles di Blade Runner. Questo scenario (a parte dispositivi vari e ologrammi) è quasi l'unico elemento di fantascienza. Il resto è una storia ordinaria: un barista amish muto va in cerca della fidanzata misteriosamente scomparsa nei bassifondi della città. L'intreccio non è neanche particolarmente avvincente; peccato!

COMING SOON

La migliore serie di fantascienza degli ultimi anni, senza bisogno di effetti speciali, è The Handmaid's Tale con la strepitosa Elisabeth Moss. A fine aprile arriverà la seconda stagione, sempre con la supervisione di Margaret Atwood.

Alex Garland, regista di Ex-Machina, ha girato per Netflix l'adattamento di Annientamento, il primo romanzo della trilogia dell'Area X. La protagonista è Natalie Portman. Non ho letto i libri di Jeff VanderMeer, ma mi dicono che sono molto complessi. Vedremo presto, perché uscirà a marzo.

The Rain è la prima serie originale danese ad uscire su Netflix in primavera. Anche se ormai abusato, è il mio genere. Il plot: Sei anni dopo che un virus brutale portato dalla pioggia ha sterminato quasi tutti gli abitanti della Scandinavia, due giovani fratelli emergono dalla sicurezza del loro bunker per scoprire che la civiltà come la conoscevano è del tutto scomparsa. 

Counterpart
J. K. Simmons è un funzionario governativo che lavora a Berlino e casualmente scopre l'esistenza di un universo parallelo apparente fotocopia del nostro, ma che nel corso del tempo ha cominciato a deviare sempre più dalla realtà iniziale, facendo evolvere la società in maniera diversa. Lo sto vedendo in questi giorni in contemporanea all'uscita su Starz. Non è male: atmosfera plumbea stile socialismo reale, in un misto tra noir, fantascienza e spy story.

giovedì 22 febbraio 2018

Appunti musicali: Rhye, U.S. Girls, Joan as Policewoman













Tra le nuove uscite di inizio anno, delusione per MGMT e Franz Ferdinand, mentre ho avuto belle sensazioni da tre album che mi stanno facendo compagnia e risollevano l'umore in queste giornate pallide di lavoro e pioggerella.

Rhye è un un progetto del musicista canadese Michael Milosh che aveva esordito qualche anno fa con Woman. Ora torna con Blood e con la sua voce vellutata che ricorda incredibilmente quella di Sade. Atmosfere soft che, traccia dopo traccia, ti avvolgono come una coperta calda.

La classe di Joan Wasser, ex compagna di Jeff Buckley, in arte Joan as Policewoman non si discute. “Posso dire che la musica ha salvato la mia vita, perché le sono devota. Non è qualcosa che si può scegliere, è semplicemente così”. Damned Devotion il titolo del nuovo lavoro.

L'ho scoperta da pochissimo dal blog di Andrea: U.S. Girls, è il progetto musicale di Meg Remy, americana- canadese, classe 1985. L'undici maggio suona a Bologna al Locomotiv Club.
A poem unlimited
L’album nasce da cupe riflessioni sulle atmosfere che precedono e seguono gli atti di violenza. Molte delle canzoni riguardano le donne alle prese con il potere: raccontano come guadagnarlo e come esercitarlo spiritualmente, ma anche le strategie disperate per mitigare la sua imposizione. Inoltre, Remy si ribella alle bugie dei leader politici e religiosi, e si domanda quali siano le menzogne che raccontiamo a noi stessi per sopravvivere.

venerdì 16 febbraio 2018

Dark, Stranger Things e miei anni '80

Il recente successo di Stranger Things e Dark (se n'è parlato qui e qui) mi ha ispirato una rivisitazione personale di quel periodo; una specie di blob soprattutto in chiave musicale.

Un decennio inaugurato col botto da capolavori come Remain in Light, Sandinista, Seventeen Seconds e Closer, l'emblema del post punk.


Le ultime rivoluzioni
New wave, post punk, electro, rap: le ultime vere rivoluzioni musicali sono arrivate a compimento o sono avvenute in questo decennio.

Selezione di concerti
Talking Heads, Bauhaus, Devo, Siouxsie and the Banshees, A Certain Ratio, The Tubes, Simple Minds, Adam and the Ants,Tuxedomoon, Killing Joke, Eurythmics, The Selecter, Talk Talk, Style Council, Miles Davis.

The The 
Genio (poco riconosciuto) di quegli anni. Un polistrumentista capace di appropriarsi dei generi e miscelarli in una formula originale ed inimitabile. Lo metto sullo stesso livello di Peter Gabriel, David Byrne e David Sylvian.

D.O.C. (1987-88)
Grazie ad Arbore, due anni in cui si è potuta sentire dell'ottima musica dal vivo in RAI. David Sylvian si esibì con quattro brani.

Andrea Pazienza e i fumetti
Cosa resterà degli anni '80 diceva la canzone. Per me sicuramente sono rimasti indelebili, i fumetti e l'inventiva di Paz che proprio quest'anno avrebbe compiuto sessant'anni. E poi ancora: Akira (il 18 aprile tornerà al cinema), Ken Parker, Dylan Dog, Le femmine incantate di Magnus.

Le discoteche alternative
Dove si poteva incontrare un'umanità eterogenea che rifuggiva i locali fighetti e la disco music. Lo Small a Pieve di Cento, Aleph a Gabicce Mare, Vidia a Cesena, Slego a Rimini.

Il video più anni '80 di tutti gli anni '80
Sotto la patina colorata, un testo straziante sulla dipendenza dalle droghe. Un vero flagello in Italia per questa decade.

Probabilmente ci siamo spinti troppo in là
Mi hai rubato tempo e denaro
Ora temo che tu mi abbia abbandonato
in un mondo che ha troppe pretese





La moda
Dopo aver esaltato la musica, stendiamo un velo pietoso sulla moda e in particolare sulla mia giacca con le spalline imbottite.

Le radio
Un po' alla volta non sono state più libere nel senso originale del termine, ma sempre più commerciali.

Il servizio di leva
Una vera merda! Fare obiezione era estremamente complicato. Gli ultimi a fare il militare sono stati i nati nel 1985, ma per chi è nato negli anni '60, ha rappresentato un incubo a cui molti tentavano di sottrarsi. Dopo tre mesi riuscii a scappare, ma per colpa sua persi il concerto dei Clash a Firenze.

Ultravox
Ero un loro fan quando ancora non li conosceva quasi nessuno (i primi tre dischi sono meravigliosi). Dopo l'addio di John Foxx, nel corso degli anni '80 sono stati poca roba. Manierismo vs sostanza.

Claudio Cecchetto e la musica in tv
Negli anni '80 ha imperversato lanciando una schiera di artisti da far accapponare la pelle. Sarà anche considerato un talent scout, ma non gli verrà mai perdonato di aver inciso nel 1981 Gioca Jouer e aver fatto cantare gente che per decenni ha ammorbato l'etere.

mercoledì 14 febbraio 2018

Hard Sun (ci meritiamo l'estinzione)

Serie in 6 episodi targata BBC. Per gli amanti del genere da non perdere. L'ho vista tutta d'un fiato nella settimana di Sanremo.

Alla Terra sono rimasti pochi anni di vita: cosa può succedere a chi si ritrova tra le mani un'informazione del genere? Diffondere la notizia col rischio che il panico e l'anarchia prendano il sopravvento o tenere tutto insabbiato ad ogni costo? Non è uno spoiler; questa è l'iniziale base di partenza sulla quale si sviluppa tutta la serie ambientata a Londra e che vede due agenti coinvolti in un'indagine su di un hacker che porterà ad una scoperta terrificante. Una fuga della notizia farà entrare in ballo i servizi segreti di sua maestà (MI-5) e allo stesso tempo produrrà un'ondata di reazioni folli ed imprevedibili tra la popolazione. Niente di particolarmente originale, ma è la maniera in cui viene condotta la storia che coinvolge, grazie ad un sottile equilibrio tra diversi generi: dramma familiare, crime e pre-apocalittico. 

Così l'autore, Neil Cross:
"L'idea è nata dall'ascolto di Five Years di David Bowie (che immagina siano rimasti solo cinque anni alla fine del mondo) quindi ho una specie di piano quinquennale su dove dovrebbe andare la serie. In questo spettacolo, non ci sarà nulla dopo l’apocalisse, a meno che non ci venga offerta una sesta stagione.” 
Se il tutto si basa su una vecchia canzone di Bowie, non puoi sbagliare.

Che dire, se penso a quello che è accaduto sul nostro pianeta dal 2001 in poi, in fondo ce la meritiamo l'estinzione.
In un post di qualche anno fa ho anche raccontato come sopravvivere alla fine del mondo, per cui mi sento già pronto. Almeno di una cosa sarei certo: smetterei subito di lavorare, invece di aspettare di diventare un vecchio rincoglionito.






venerdì 9 febbraio 2018

Sanremo e altre piccole (grandi) insofferenze
















Il Festival di Sanremo
Lo giuro, non è snobismo: non ce la faccio proprio e oltretutto non me ne frega una beata mazza di classifiche, commenti, ospiti marchettari e alla fine anche delle canzoni. L'ultima volta devo averlo visto (comunque a spezzoni) nel 1996, l'anno de La terra dei cachi. Oggi il senso è tutto in questo tweet:
Se una signora è andata in coma 50 anni fa, si sveglia ora e vede Sanremo con Baglioni, Pippo Baudo, La Vanoni e i Pooh pensa di aver dormito solo un paio di mesi.

La polo col colletto alzato
Tornerà l'estate.
Amici ometti: già la polo è triste... col colletto alzato sappiate che scatta l'effetto pavone o peggio ancora, pataca (alla romagnola con una c) che pensa di essere di figo.

I bambini che corrono, sbraitano e fanno danni nei luoghi pubblici 
La scorsa estate un pargolo di 6/7 anni che aveva l'abitudine di dare dello stupido al padre (sentito con le mie orecchie), ha scavato una buca praticamente sotto al nostro lettino nella più totale indifferenza. Vista la drammatica inerzia di certi genitori, serve una nuova figura professionale: l'esorcista da supermercato, da ristorante e da spiaggia.

Quelli che parlano al cinema
Non quelli che ridono o piangono.

Quelli che non mettono la freccia
... e quelli che in autostrada lampeggiano come pazzi arrivando da dietro (nonostante tu stia facendo i 135 km/h). Le ipotesi sono due: forse state impedendo loro di decollare; oppure, più banalmente, vogliono segnalare che loro ce l’hanno molto lungo.