lunedì 16 ottobre 2017

Babylon Sisters

Capita di andare al cinema con discrete aspettative e restarne parzialmente delusi; è il caso di Babylon Sisters, prima fiction di Gigi Roccati, regista e sceneggiatore che ha diretto diversi documentari, tra cui Road to Kabul (2012).

Girato a Trieste nel rione di Ponziana, è una storia narrata attraverso gli occhi della piccola Kamla (Amber Dutta, finalista di Italian's Got Talent come danzatrice “bollywoodiana"), protagonista del film; è una storia di donne immigrate di diverse nazionalità che diventano amiche e che in occasione dell’ingiunzione di sfratto dall'edificio in cui esse abitano con le rispettive famiglie decidono di unirsi e tentare di trovare una soluzione, anche con l’aiuto di un operatrice della vicina “Casa delle culture”.




Il tentativo di combinare il cinema realistico (in questo caso con la tematica dell'immigrazione in primo piano), alle atmosfere bollywoodiane ha una sua originalità; purtroppo riuscire a mantenere l'equilibrio tra la drammaticità della questione e l'ingenuo ottimismo di fondo che pervade il film è risultato particolarmente complicato e a tratti irritante. I personaggi delle varie etnie (in maggioranza interpretati da attori non protagonisti) con i loro vissuti appena abbozzati, sono poco credibili e non generano empatia, così come le svolte narrative che porteranno all'atteso lieto fine con la creazione della scuola di danza indiana. 
Sempre di fiction si tratta, perciò è anche apprezzabile il tentativo di raccontare con leggerezza temi così complessi, ma la mia sensazione (nonostante lo spirito positivo e l'umanità del racconto) è stata di un'eccessiva semplificazione di problematiche tremendamente attuali quali la multiculturalità, l'accoglienza e l'integrazione. 


LEGENDA VOTI

@ una cagata pazzesca
@½ pessimo
@@ trascurabile
@@½ passabile
@@@ buono
@@@½ da vedere
@@@@ da non perdere
@@@@½ cult
@@@@@ capolavoro

giovedì 12 ottobre 2017

Tricky, St. Vincent, The National e la musica dal vivo

Un tempo si andava sempre ai concerti ed è una delle cose che spesso facevo che più mi manca. Mi dispiace solo di essermi perso Thom Yorke e J. Greenwood quest'estate a Macerata. Il programma di Ferrara sotto le Stelle da qualche anno non ispira più di tanto; d'altra parte se chiamano anche Thegiornalisti... 

Uscite interessanti e piccole delusioni in questo autunno mascherato da primavera.

Malgrado il coro di elogi, per la prima volta non sono entusiasta di un nuovo disco di The NationalSleep Well Beast, dopo due ascolti non mi ha convinto: mi sembra la ripetizione di una formula ormai logora e non sono riuscito a cogliere la svolta di cui tanto si parla. Mi dispiace. Per me Matt Berninger e soci sono una band di culto, fra le più amate del nuovo millennio. 
Tornando al discorso live, ricordo ancora con emozione il concerto del 2011.

Il ritorno di Tricky, rinfrescato dalla permanenza a Berlino, qui dal vivo accompagnato dalla presenza di Martina Topley-Bird.




Altro brano live con St. Vincent al Late Show with Stephen Colbert. Uscirà a giorni Masseduction, il nuovo lavoro di Annie Clark, polistrumentista originaria di Tulsa. Dopo la collaborazione con David Byrne, probabilmente sarà l'album della sua consacrazione.

domenica 8 ottobre 2017

L'unico vero problema di Blade Runner 2049

Per dirla in breve: l'unico vero problema di Blade Runner 2049 è che quando uscì l'originale di Ridley Scott si era di fronte ad un'opera che non assomigliava a niente di visto in precedenza. Da allora in 35 anni, il cinema ha raccontato il futuro, specie quello distopico, in svariati modi e declinazioni; ecco perché gli scenari immaginati da Villeneuve li abbiamo più o meno già interiorizzati attraverso decine e decine di film di fantascienza con il rischio dell'effetto assuefazione. Ciò non toglie che il regista canadese sia riuscito ad ottenere il massimo possibile da una sfida ad alto rischio, salvaguardando la propria autorialità e mantenendo al tempo stesso un solido collegamento all'universo visivo e narrativo di uno dei cult che ha fatto la storia del cinema, non solo di fantascienza. Quasi tre ore che al cinema sono volate. Eccessivo pretendere di ritrovare sensazioni uniche come quelle trasmesse dal poetico monologo di Rutger Hauer nel finale.
E' chiaro che in un approccio di tipo maniacale, basato principalmente sul confronto con il predecessore, il film rischia di dissolversi nonostante la trama intelligente e un impianto visivo-cromatico affascinante grazie al lavoro di Roger Deakins
Solo qualche lieve stonatura l'ho avvertita nella sequenza finale, pochi minuti in cui si scivola nell'action-movie stranamente piatto e scontato; anche la figura di Wallace (Jared Leto nel ruolo del cattivo di turno) è poco convincente, forse anche a causa di un pessimo doppiaggio.
Villeneuve, canadese classe '67, ha dichiarato che fin da ragazzino è stato un appassionato di fantascienza e sognò di diventare regista proprio dopo aver visto Blade Runner. Bene, vista la filmografia del regista, aspirazione direi realizzata ai massimi livelli. 




LEGENDA VOTI

@ una cagata pazzesca
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giovedì 28 settembre 2017

Philip K. Dick’s Electric Dreams

E' imminente l'uscita di Blade Runner 2049 (operazione delicatissima però nelle ottime mani di Denis Villeneuve). Le prime reazioni della critica americana sono entusiastiche. La bibliografia di Philip Dick è ancora un'autentica miniera d'oro, oltre che attuale. Penso non ci siano altri scrittori cui il cinema di fantascienza debba così tanto.

Sono proprio appena reduce dalla visione del primo episodio di Philip K. Dick’s Electric Dreams, la nuova serie sulla britannica Channel 4 (orfana di Black Mirror passato a Netflix insieme al suo autore); si tratta di dieci puntate stand-alone, tratte da altrettanti racconti degli anni '50 dello scrittore americano, in cui la qualità come sempre elevata si spera possa dare buoni frutti.
Nei prossimi episodi Steve Buscemi, Timothy Spall (Codariccia di Harry Potter), Tuppence Middleton (Sense8), Anna Paquin (True Blood), Bryan Cranston, Liam Cunningham(Game of Thrones), Vera Farmiga (Bates Motel) e Greg Kinnear (Little Miss Sunshine).

Filmografia

Blade Runner - Ridley Scott 1982



Atto di forza -  Paul Verhoeven, 1990



Minority Report (Steven Spielberg, 2002)



Paycheck (John Woo, 2003)



A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare (Richard Linklater 2006)



The man in the high castle- Serie prodotta da Amazon (2015)



Trasposizione del famoso La svastica sul Sole, romanzo ucronico che ipotizza la vittoria di Hitler nella II guerra mondiale e il nuovo ordine che ne deriva. Non mi ha convinto.

domenica 24 settembre 2017

L'Abatino, Comunardo Niccolai, lo sciagurato Egidio: post nostalgico sul calcio che non c'è più

Quando anche Verona e Sampdoria vincevano lo scudetto.

Quando il falso nueve si chiamava centravanti di manovra.

Quando alla Spagna rompevamo regolarmente il culo.

Quando i numeri sulla maglia avevano un senso.

La disfida tra Gianni Rivera e Concetto Lo Bello.

Il Torino di Pulici e Graziani.

I favolosi neologismi di Gianni Brera che però non capì il Milan di Sacchi. Su Repubblica fu pubblicato un mio intervento sulla questione, al quale replicò puntuale.

I primi bidoni stranieri degli anni '80:
«Diventerà più forte di me»
(Diego Armando Maradona sul fratello Hugo che fu preso dall'Ascoli)

«Platini ha segnato diciotto gol. Milan, io ne infilerò di più! Diventerò l’idolo dei giovani»
(Luther Blissett, Attaccante Milan)

Niccolai, stopper nel Cagliari di Gigi Riva: battezzato Comunardo dal padre antifascista ed ex portiere del Livorno, in onore della Comune di Parigi.

Le telecronache di Nando Martellini.

Il tifo sfrenato di un ragazzino per l'Olanda ai mondiali del 1974 e del 1978.

I gol mangiati di Calloni (ribattezzato da Brera lo sciagurato Egidio di manzoniana memoria).

La schedina del totocalcio con gli amici al bar.

Paolo Sollier che esultava a pugno chiuso.
«Il calcio di oggi? Non mi dispiace quello che si vede in campo, il resto m’infastidisce. 

Schedina 13-5-84

venerdì 15 settembre 2017

Gli affamati di serie e l'effetto Lost

Lo spartiacque è stato Breaking Bad e da allora non si torna più indietro. 
Sulla teiera volante ormai si è operata una netta distinzione: le serie in tv (streaming, chiavette, Sky, Netflix e quant'altro) e i film (anche se non rigorosamente) al cinema; almeno che non si tratti di opere non distribuite o perse. Non capisco come si possa apprezzare Dunkirk sullo schermo di un portatile o di una tv. Ma è un'antica ed inutile polemica, perché è di serie che volevo parlare e in particolare di quelle che proseguono per più stagioni. Parliamo di un universo in cui è complicato orientarsi volendo mantenere un minimo di vita sociale e qualche altro interesse: solo nel 2016 ne sono state prodotte 455. Da qui la necessità di scegliere bene ed evitare l'effetto Lost, inteso solo in parte nell'accezione della serie, ma soprattutto nel senso di perdersi e di perdere tempo con roba scadente o con sceneggiature che ben presto si spengono. Perciò servono intuizione e un minimo di metodo. L'intuizione è come il coraggio di Don Abbondio, ma a volte può fotterti inaspettatamente; il metodo in realtà è semplicissimo: pochi blog di comprovata affidabilità, darsi una scadenza di qualche puntata, dopo di che mollare. Di solito mi trovo in sintonia con la media voto di IMDb
Ieri sera, ad esempio, ho visto le prime due puntate di Tin Star e anche se ammiro Tim Roth, non mi ha convinto: mi pare una storia strampalata con personaggi forzatamente ricalcati sui modelli Coen/Fargo. Una serie che ho deciso di abbandonare alla terza stagione è Narcos.
















Le nuove stagioni che aspetto in autunno con più appetito:

Stranger Things 2 stagione - dal 27 ottobre su Netflix
Mr. Robot 3 stagione - da ottobre su USA Network
Peaky Blinders 4 stagione - riprese terminate a luglio, probabilmente entro fine anno su Netflix.
Gomorra 3 stagione - da novembre (anche se temo l'effetto sazietà come Narcos).
Black Mirror 4 stagione - forse entro fine anno.

domenica 10 settembre 2017

L'industria musicale per Frank Zappa

In un'intervista del 1987 emersa di recente dalla rete, in due minuti e con una sintesi perfetta, Frank spiega il declino dell'industria musicale con il conseguente processo di uniformazione ai presunti gusti della gente. Genio della comunicazione, oltre che della musica.
Piccolo refuso nella traduzione: mi pare che all'inizio dica sixties e non seventies, ma il concetto non cambia.
fonte 
via

video

venerdì 8 settembre 2017

Il Men (con la E)

Ci sono persone che avranno per sempre un posto nel nostro cuore. A loro ci legano ricordi indelebili e un rapporto speciale. Il Men era una di loro. Per me è stato L'uomo che cadde sulla Terra: ero ancora un adolescente quando contribuì a svegliarmi una sensibilità ancora sconosciuta con cui scoprire ed apprezzare i lati insoliti e nascosti della realtà. Un Syd Barrett dall'animo puro e gentile comparso in Romagna. Poesia, musica, fumetti e soprattutto il disegno, erano le passioni confluite nella sua arte. Ricordo che insieme componevamo le nostre prime canzoni dai testi improbabili, utilizzando la tecnica delle parole in libertà di ispirazione futurista. Poi purtroppo, inevitabilmente, ci siamo allontanati. Il Men è sempre stato molto schivo e timidissimo; con il passare degli anni si è ritirato in un mondo tutto suo che custodiva gelosamente e non ha più avuto una vita sociale.
A suo modo è stato un grande: sempre coerente, ma ad un altro livello per noi indecifrabile. Era mio secondo cugino e aveva un paio di anni più di me. Se n'è andato due mesi fa. Il Comune del paese in cui siamo cresciuti ora gli ha dedicato una mostra che è stata possibile grazie all'incredibile lavoro di suo fratello Hans.
Ieri sono stato all'inaugurazione e mi sono commosso.
Ciao Carlo Alberto. Ciao Men.


martedì 5 settembre 2017

Saturazione

Dopo una domenica svagata, inizia subito ripida la settimana.
All'alba le cure termali: lo scorso inverno la sinusite mi ha devastato.
Poi una corsa per essere in tempo ad una riunione di lavoro (mentre la mia auto, profetica, puzzava di merda) ad ascoltare una grigia funzionaria dalla voce stridula con i suoi princìpi da ipermercato.
Mi ha disgustato.
Non c'è niente di più pericoloso di queste suore laiche inconsapevoli, votate alla causa di un falso efficientismo; indottrinate in modo ridicolo per uniformare i cervelli.
A lei e ai suoi mandanti va tutto il mio disprezzo.
Voglio tornare ad essere l'ultima ruota di questo carrozzone.

Sono passati vent'anni da Tabula Rasa Elettrificata, ma è ancora più attuale.

domenica 3 settembre 2017

Ragazze elettriche

La cosiddetta «Era del cataclisma» era cominciata con piccoli segnali in luoghi periferici del Pianeta – periferici rispetto agli Stati Uniti, ovviamente. C’era stata una rivolta delle donne a Riad, disordini a Delhi, l’instaurazione di una repubblica femminile in Moldavia, un tempo nodo strategico per la tratta delle donne immesse sul mercato della prostituzione mondiale. Poi gli episodi di rivolta si sono moltiplicati anche negli Stati Uniti e gli uomini hanno tentato di reagire, gridando al complotto anti-maschi: mentre perdevano a poco a poco il loro potere hanno cercato un antidoto per tornare alla «normalità», hanno creato organizzazioni armate e ronde, sono ricorsi alla segregazione. Tutto inutile, la forza, the Power, è dalla parte delle donne. Come è potuto accadere? via

Naomi Alderman - Ragazze elettriche (The Power)
Data Pubblicazione: 31/08/2017
Editore: Nottetempo
Soundtrack: Air - Moon Safari

Dopo tre mesi aridi, stamattina un dolce risveglio con la pioggia. Dopo colazione, gli Air in sottofondo e un nuovo libro da iniziare.

Non conoscevo questa scrittrice londinese, ma la trama (pare sia già destinata a diventare una serie) e il sostegno di Margaret Atwood, mi hanno convinto all'istante.

sabato 2 settembre 2017

Dunkirk

La terra, il mare e il cielo protagonisti: alleati e allo stesso tempo carnefici nella lotta per la sopravvivenza. Nolan ha tracciato una nuova linea per i film di guerra. Ho trovato particolarmente calzante questa definizione: un’esperienza immersiva totale e incredibilmente veritiera. Giusto un po' di retorica patriottica nel finale che ci sta, vista la portata storica degli avvenimenti.

Per concludere, una discreta lezione di stile a registi come Mel Gibson (vedasi il mattatoio Hacksaw Ridge).




LEGENDA VOTI
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