giovedì 16 novembre 2017

Mindhunter

Poco sangue, nessuna corsa contro il tempo per fermare l'assassino, ma in compenso i dialoghi, i silenzi e la colonna sonora sono strepitosi. David Fincher con Mindhunter sceglie di raccontare la violenza invece che rappresentarla, facendoci entrare nella logica malsana dei più feroci assassini realmente esistiti. Siamo verso la fine degli anni '70, quando il termine serial killer non era ancora stato coniato e alcune persone lungimiranti stavano tentando di compiere i primi passi per creare quella che sarebbe diventata la moderna psicologia criminale. Un approccio innovativo basato su colloqui con pluriomicidi già condannati e incarcerati per ricavarne schemi e profili utili anche per le indagini future. La serie, prodotta da Netflix, è ispirata al libro Mind Hunter: Inside the FBI’s Elite Serial Crime Unit, scritto da due federali.
Solo in apparenza il solito connubio tra agenti FBI e casi di omicidio da risolvere; andando a fondo, puntata dopo puntata, si delinea una serie che si distingue per originalità e profondità nonostante una certa lentezza che rischia di far abbandonare chi è abituato ad inseguimenti e sparatorie. Un viaggio realistico nella perversione della psiche umana attraverso una dinamica di attrazione/repulsione che rischia di compromettere la salute mentale di coloro che lo intraprendono (in questo caso i due agenti Holden Ford e Bill Tench, interpretati da Jonathan Groff e Holt McCallany). Accendere la luce sull'orrore, sulle sue cause ed i suoi effetti, può rivelarsi un viaggio senza ritorno; a tal proposito è geniale la scelta di chiudere sulle note di In the light, capolavoro dei Led Zeppelin (da Physical Graffiti).

"I know how it feels 'cause I have slipped through to the very depths of my soul."

VOTO




16 commenti:

  1. Prendo nota grazie!
    Mi sbaglio anni fa avevano fatto un film ?

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    1. Forse ti riferisci a Zodiac dello stesso Fincher?

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    1. Qualche piccolo passaggio a vuoto, ma la qualità è notevole. C'è anche Anna Torv che mi è piaciuta parecchio.

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  3. Mi ha convinto poco, sarà che con tutte le serie crime certi termini e certa psicologia criminale, la si conosce fin troppo bene. Peccato, perchè la mano di Fincher c'è, e la ricostruzione -così come la colonna sonora- sono una bomba.

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    1. Sull'inflazione delle serie crime hai ragione senza ombra di dubbio! Dopo True Detective praticamente non ne ho più seguita una, ma in questo caso ho fatto eccezione perché la firma di Fincher dava una certa garanzia.

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  4. Idea molto affascinante. Peccato non sia un Film, perché le serie proprio non le sopporto a priori, come idea. (Sono prevenuto, lo so, ma dirmi di assaggiarne una sarebbe come dirmi di assaggiare un disco di musica rap... :D)
    Un abbraccione.

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    1. Anch'io la pensavo così; fino a 4/5 anni fa mai vista una (a parte all'epoca Twin Peaks, che poi alla lunga mi stancò). Dopo aver visto Breaking Bad ho cambiato idea, soprattutto quando c'è qualità. In fondo se ci pensi è l'evoluzione dei vecchi sceneggiati.

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  5. Una bomba di serie, che manco si sforza troppo di esserlo.
    Grazie alla sua originalità, profondità e personalità mi ha fatto rivalutare il genere crime, con cui ero un po' in crisi.

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    1. Una versione nerd di "True Detective". Entrambi i finali sono clamorosamente struggenti.

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  6. Non guardo la TV, ma vado al cinema e faccio sport (parafrsando quel mitico pezzo dei CCCP), quindo non l'ho visto, e forse non lo vedrò, ma mi dispiace, Fincher è da sempre tra i miei preferiti (dall'esordio con quel serial killer, appunto).

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  7. Provo a recuperarlo, mi piace il genere investigazione e profilazione. Un po' di tempo fa ho visto True Detective, che mi ha fatto ricredere sulle "serie" investigative, anche qui dalle tue parole le premesse ci sono tutte per una buona visione...

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    1. Se ti piace piace il genere investigazione e profilazione qui non sbagli!

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  8. Ne parlano tutti benissimo e vorrei recuperarla, anche se personalmente amo poco il genere Crime.

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    1. Comunque si discosta da tutti gli altri.

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